22 > 27 luglio Cinema + Storia a Narni

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Dal 1995 Le vie del cinema sono un viaggio nella storia dell’Italia attraverso i capolavori del cinema. Anche la XXV edizione, che si svolgerà dal 22 al 27 luglio 2019, terrà viva la memoria dell’arte cinematografica proponendo sei film restaurati che ripercorrono la storia d’Italia e d’Europa. É un percorso parallelo al progetto European History Moving che cerca di rafforzare il sentimento di appartenenza all’Europa attraverso l’arte e la cultura. Attraverso le loro opere restaurate, i registi che  daranno vita alla manifestazione di quest’anno saranno, in ordine alfabetico: Liliana Cavani, Giuseppe De Santis, Luigi Maggi, Mario Mattoli, Alberto Sordi, Luigi Borgnetto, Paolo e Vittorio Taviani.

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I restauri a Venezia 75

VENEZIA PER I CLASSICI RESTAURATI

“Venezia Classici” è la sezione che dal 2012 presenta alla Mostra del cinema, in anteprima mondiale con crescente successo, una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo.

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ALCUNI DEI CAPOLAVORI DI VENEZIA 75

Tra i diversi capolavori restaurati saranno presentati: La notte di San Lorenzo (1982) di Paolo e Vittorio Taviani, Il posto (1961) di Ermanno Olmi, Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani.

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A NARNI SI PROMUOVE LA CULTURA DEL RESTAURO DA 24 ANNI

La proiezione di film restaurati è ormai diventata una “necessità” di tutti i maggiori festival di cinema, in Italia e non solo. “Narni, le vie del cinema” è la manifestazione che, tra le prime, è interamente dedicata alla presentazione al grande pubblico dei capolavori dell’arte cinematografica sottratti al degrado.

Non c’è pace tra gli ulivi / 28 luglio

NON C’É PACE TRA GLI ULIVI / GIUSEPPE DE SANTIS
sabato 28 luglio ore 21.00
Presentano i registi Costanza Quatriglio e Daniele Vicari

Restaurato dalla Cineteca Nazionale il film del 1950 con Raf Vallone e Lucia Bosè è un affresco neorealista in cui la lotta del singolo si scontra con una società individualista e ingiusta. Un soldato, di ritorno dal fronte, scopre che un altro pastore si è impossessato del suo gregge arricchendosi grazie all’usura. Forte del detto “chi ruba quello che è suo non è un ladro” cercherà di riappropriarsi delle sue pecore. Arrestato e condannato evaderà per farsi giustizia. Il film è certamente uno dei capolavori del neorealismo.

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Il regista Giuseppe De Santis è stato ospite a Narni per la cerimonia di intitolazione di vie e piazze di Narni Scalo ai protagonisti e alle protagoniste del cinema italiano. Di De Santis abbiamo già proiettato “Caccia tragica” nel 1995 e nel 2000 “Riso Amaro” nella versione restaurata. – Sotto Giuseppe De Santis nel 1995 con l’allora sindaco di Narni Luigi Annesi.
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Fra gli interpreti Raf Vallone, giornalista dell’Unità e calciatore professionista del Torino del dopoguerra. Folco Lulli, partigiano della prima ora, scoperto da Alberto Lattuada. Lucia Bosè, da anni residente in Spagna che fu scoperta da Luchino Visconti, mentre lavorava in una pasticceria a Milano.

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Novecento Atto 2° / 27 luglio

NOVECENTO  / BERNARDO BERTOLUCCI
Venerdì 27 luglio ore 21.00

Sullo sfondo dei conflitti sociali e politici tra fascismo e comunismo degli anni ‘30, le strade degli amici Olmo e Alfredo, l’uno contadino l’altro possidente si separano.Mentre Olmo continua la lotta, Alfredo si chiude in se stesso. Solo nel 1945 con il processo ai padroni i due si ricongiungeranno. Fuori concorso al 29º Festival di Cannes,1976. Il dipinto che fa da fondo ai titoli di testa del film è Il quarto stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo.

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Il regista Gianni Amelio girò il documentarioBertolucci secondo il cinema”. Durante le riprese, iniziate il 2 luglio 1974, la troupe del film di Bertolucci sfidò più volte a calcio la troupe del film Salò o le 120 giornate di Sodoma, che Pier Paolo Pasolini stava girando nelle vicinanze. Il film si girò quasi tutto in Emilia, Fra Parma, Cremona Reggio Emilia e Modena. Il restauro di Novecento è stato realizzato con la supervisione del regista Bernardo Bertolucci e del direttore della fotografia Vittorio Storaro.

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