Un grande amore di Giuliano Montaldo

Pubblicato dalla casa editrice La nave di Teseo, è uscito il libro Un grande amore del direttore artistico storico di Le vie del cinema Giuliano Montaldo. E’ la storia di un grande amore e di una lunga e feconda collaborazione artistica tra il regista e sua moglie Vera Pescarolo.

“Sono passati sessant’anni ma il mio esordio nella regia non smette di essere un ricordo amaro. Il pubblico in sala accolse la pellicola con applausi calorosi e convinti, ma il giorno dopo venne massacrata dalla critica. Nonostante la solidarietà di tanti amici, quelle critiche ingiuste e feroci mi ferirono in profondità e stavo meditando di lasciare per sempre quel lavoro e quel mondo. Avevo trentuno anni ed era tutto chiaro: il cinema non faceva per me.

Ma a un passo dalla decisione di tornare a casa con le ossa rotte, il colpo di scena. Leo Pescarolo, il produttore cinematografico, vuole incontrarmi nel suo ufficio per discutere una proposta di lavoro. Sono davanti alla porta dello studio di Pescarolo. Dalla stanza accanto si sente una voce maschile: ‘Avanti, si accomodi’. Ma l’immagine che ho davanti agli occhi mi impietrisce. Una creatura splendida, il portamento elegante, lo sguardo intenso. Una giovane donna che sorride. Sorride a me. Avanzo incerto, senza riuscire a staccare gli occhi da quella meraviglia. Il produttore si accorge che continuo a guardare quella deliziosa visione. ‘Si sieda e guardi me’, mi ordina mentre lancia uno sguardo severo a lei, che si sta avvicinando lentamente alla scrivania. Poi, finalmente, cambia tono: ‘Vorrei offrirle un lavoro per la Rai e un gruppo americano’. Dimenticare quel giorno che mi avrebbe cambiato la vita è impossibile. Una proposta di lavoro e un colpo al cuore.

Cinema e… territorio

Roberto Nini, dell’associazione Narni Sotterranea, racconta i film più aderenti al tema del rapporto con il TERRITORIO.

Quali sono i 3 film del passato (possibilmente italiani) che, secondo te, rappresentano al meglio il rapporto tra cinema e TERRITORIO?

Galileo, Liliana Cavani, 1968

Giordano Bruno, Giuliano Montaldo, 1973

Il nome della rosa, Jean-Jacques Annaud, 1986

Aggiungerei anche un quarto e poco noto film ma di estremo interesse storico:

Gostanza da Libbiano, Paolo Benvenuti, 2000

Perché questi film sono i più rappresentativi nel tema del rapporto col TERRITORIO? Cosa li rende speciali rispetto ad altri film che rappresentano lo stesso argomento?

Sono stati scelti questi film perché l’attività della nostra Associazione si è concentrata, da alcuni anni, nel cercare la documentazione d’archivio che facesse luce sull’inquisizione italiana e in particolare quella umbra.

L’attività principale che svolgiamo è infatti la tutela e la valorizzazione del ricco patrimonio sotterraneo narnese, che annovera tra i luoghi più suggestivi anche le segrete del Sant’Uffizio, con la “Stanza dei Tormenti” e le carceri con i graffiti lasciati dai reclusi in attesa di giudizio. Ricostruire accuratamente la storia di quei luoghi è da sempre stato il nostro obiettivo e questi film ci aiutano nel farlo, mettono in luce un determinato momento storico.

Altro da aggiungere sui film scelti?

Pur essendo film diversi fra loro, il tema principale è appunto la presenza dell’inquisizione. Dal punto di vista cinematografico, quindi guardando la fotografia, la sceneggiatura e l’accuratezza storica, il mio preferito è Il nome della rosa, tratto dal romanzo di Umberto Eco. Molto probabilmente è anche il film che ha goduto di una maggiore disponibilità di mezzi ed ha un cast di tutto riguardo.

Credo che siano tutti film da vedere perché indubbiamente il nostro territorio è stato influenzato e modellato nel periodo medioevale e l’inquisizione ha avuto una grande influenza in tutto ciò.

I 70 anni di ACHTUNG BANDITI!

Nel 1951 usciva il film d’esordio del regista Carlo Lizzani Achtung! Banditi!, il cui protagonista, accanto a Gina Lollobrigida e Andrea Checchi, è il futuro regista Giuliano Montaldo.

Raro esempio di film sulla resistenza “urbana”, girato nella Genova operaia e popolare, fu prodotto “dal basso”, dalla Cooperativa Spettatori e Produttori Cinematografici, attraverso una sottoscrizione popolare.

E’ stato proiettato nella versione restaurata ad opera del Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale nell’edizione 2008 di Narni, le vie del cinema, alla presenza di Lizzani.