XXVII Edizione del film restaurato Programma 2021

Da sempre l’obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico sull’importanza del restauro cinematografico e di mantenere in vita il grande patrimonio del cinema italiano.

In tutti questi anni abbiamo cercato di rispettare questi impegni, proponendo la visione delle opere dell’arte cinematografica.

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IL PROGRAMMA DELLA 27MA EDIZIONE:

LUNEDÌ 2 AGOSTO ore 20,00


Apertura della rassegna con lo spettacolo FEDERICO DEI SOGNI. Un omaggio a Federico Fellini, con la regia di Germano Rubbi.
Con Gianni De Feo, Germano Rubbi e la fisarmonica di Daniele Mutino. Musiche originali di Francesco Verdinelli.

MARTEDÌ 3 AGOSTO


IN NOME DELLA LEGGE di Pietro Germi.

Trama:

Il giovane magistrato palermitano Guido Schiavi viene inviato come pretore a Capodarso dove, per amore della giustizia e della legalità, deve combattere contro le ingiustizie sociali più disparate. Questa battaglia, che condurrà con al fianco solo il maresciallo Paolino (che verrà poi ucciso) lo porterà a scontrarsi con il barone Lo Vasto e contro la mafia locale, rappresentata da Turi Passalacqua, in un’atmosfera intrisa di omertà e di diffidenza. Tutto al fine di applicare la legge e soprattutto di insegnarne il valore.

Curiosità:

– La critica, pur descrivendo la pellicola come “affascinante, vigorosa e accattivante”, la considerò come lontana dall’ideologia e dall’estetica neorealista di quel periodo, considerandola più affine ai film western statunitensi (il Dizionario Morandini lo definisce, infatti, come il primo western del cinema italiano postbellico);

– Il film, oltre ad essere definito come il primo “spaghetti western” italiano, è stato anche il primo a parlare esplicitamente della mafia. Tuttavia è stato criticato da alcuni a causa del finale giudicato come ambiguo, perchè il pretore stringe un patto di lealtà con la banda di Passalacqua;

– L’ex mafioso Tommaso Buscetta ricorda nel suo libro-intervista Addio Cosa Nostra di come Giovanni Falcone gli trasmettesse “…la calma, la forza tranquilla della giustizia che lui rappresentava e che una volta, trent’anni prima, avevo intravisto nel personaggio del film di Pietro Germi, In nome della legge..”.

Riconoscimenti:

  • 1949: Migliore attore protagonista – Nastro d’argento a Massimo Girotti
  • 1949: Migliore attore non protagonista – Nastro d’argento a Saro Urzì
  • 1949: Nastro d’argento (premio speciale) a Pietro Germi

MERCOLEDÌ 4 AGOSTO


PADRE PADRONE di Paolo e Vittorio Taviani.

Trama:

Il film, che inizia in un mattino di novembre degli anni ’40, racconta la storia di Gavino Ledda, allora bambino, che viene prelevato a forza dal padre Efisio per costringerlo a lavorare come pastore e a crescere in condizioni di estrema solitudine.

Ormai adulto, Gavino sceglie di emigrare in Germania, ma la sua decisione viene fortemente ostacolata dal padre, che invece lo fa reclutare nell’esercito. Questo, tuttavia, permette al giovane di staccarsi dalle sue condizioni di schiavo di famiglia e di imparare a leggere e a scrivere. Nel nuovo ambiente diviene montatore radio e si appassiona di glottologia.

Dopo essersi diplomato, si congeda dalle armi e torna in patria scontrandosi col padre, convinto di poter continuare a sfruttarlo per il lavoro nei campi. Gavino ne esce vincitore, scegliendo di riprendere in mano la sua vita, di abbandonare la sua famiglia e la sua terra per continuare a studiare per laurearsi.

Curiosità:

– Il film è tratto dalla storia di un pastore che aveva vissuto nell’estremo isolamento fino ai suoi vent’anni per poi emanciparsi e diventare professore di linguistica;

– Il ruolo di Efisio doveva essere attribuito all’attore Gian Maria Volonté, che già aveva lavorato con i fratelli Taviani in altre produzioni, che però decise di interrompere la collaborazione, e fu sostituito da Omero Antonutti;

– Il giovane attore Saverio Marconi, scelto per il ruolo di Gavino adulto, si dedicò fin troppo alla lettura e alla sceneggiatura del romanzo di Ledda, a tal punto di immedesimarsi così tanto nel personaggio da rivelare di non essere stato soddisfatto della sua prova recitativa;

– Sebbene la storia originaria fosse ambientata nella località di Siligo, la maggior parte delle scene è stata girata nel comune di Cargeghe e nei suoi dintorni. Questo perché, secondo i fratelli Taviani (in particolare Vittorio), “per rendere l’idea della realtà, bisogna modificarla”;

– Circa le riprese del film, i registi affermavano: “…oltre a mille esperienze indimenticabili, in Sardegna abbiamo trovato quel ‘paesaggio come palcoscenico’ che inseguivamo da tempo, in quest’isola c’è un’infinita varietà di cieli, quindi di luci e di colori.

Riconoscimenti:

  • 1977: Festival di Cannes – Palma d’Oro e Premio FIPRESCI
  • 1977: Festival di Berlino – Grand Prix
  • 1978: David speciale di Donatello
  • 1978: Miglior regia – Nastro d’argento ai fratelli Taviani
  • 1978: Miglior attore esordiente – Nastro d’argento a Saverio Marconi

GIOVEDÌ 5 AGOSTO


A CIASCUNO IL SUO di Elio Petri.

Trama:

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, il film narra le indagini su due uomini trovati morti durante una battuta di caccia: il farmacista Manno, considerato un dongiovanni di paese e che aveva ricevuto lettere minatorie per le sue relazioni extraconiugali, e il dottor Roscio, giudicato come una vittima innocente.

Da un semplice delitto di onore, si passa però a un omicidio di stampo mafioso poiché il professore liceale Paolo Laurana scopre che Roscio si era recato a Roma per denunciare alcune attività illegali. Unico problema: egli ha rivelato le sue deduzioni all’avvocato Rosello che, sebbene fosse cugino della moglie della vittima, Luisa, è stato anche il mandante dell’omicidio. Luisa, inoltre, è stata da sempre innamorata dell’assassino, e ciò la porterà a tradire Laurana, abbandonandolo in un luogo solitario dove verrà ucciso dai sicari.

Le vicende si concludono con il fastoso matrimonio tra Rosello e Luisa nella chiesa del paese.

Curiosità:

– Nei titoli di testa viene citato l’attore Valentino Macchi, ma di fatto non ha mai partecipato alla produzione del film;

– Quando il film uscì fu bloccato facendone ritardare la programmazione. A questo seguì il commento indignato di Petri che asserì: “Una scena normalissima, i due giovani sdraiati su un prato, lui le tiene un braccio sotto la nuca e tenta di baciarla e lei, vestitissima, si sottrae; nel movimento, si vedono un pochino le gambe. Tutto qui. Eppure sono stati rapidi come razzi in questa nostra Italia dove per far qualsiasi cosa ci vogliono secoli. È perlomeno sospetto.“;

– Il critico L. Quaglietti, in un articolo del 2 febbraio 1967 su Film Mese, scriveva: “La variante più consistente (del testo) si identifica con l’infoltimento dell’intrigo poliziesco […] in funzione […] dei rapporti tra il professor Laurana e la vedova […] (che) mette in azione il congegno ‘giallo’ e del romanzo e del film.”;

– Il film è stato girato per la maggior parte a Cefalù, località della Sicilia settentrionale, mentre alcune scene sono state girate a Palermo.

Riconoscimenti:

  • 1967: Migliore sceneggiatura – Premio al Festival di Cannes a Elio Petri e Ugo Pirro
  • 1968: Regista del miglior film – Nastro d’argento a Elio Petri
  • 1968: Migliore sceneggiatura – Nastro d’argento a Elio Petri e Ugo Pirro
  • 1968: Migliore attore protagonista – Nastro d’argento a Gian Maria Volonté
  • 1968: Migliore attore non protagonista – Nastro d’argento a Gabriele Ferzetti

VENERDÌ 6 AGOSTO


CARO DIARIO di Nanni Moretti.

Trama:

Il film è diviso in tre episodi in cui Nanni Moretti interpreta se stesso. Nel primo, In Vespa, racconta il suo giro per i quartieri di una Roma semideserta tra monumenti e riflessioni del protagonista; nel secondo, Le isole, è in viaggio alle Eolie nella speranza di fuggire dalla frenesia cittadina, ma una volta giunto a Lipari, non riuscirà a trovare la pace tanto desiderata tra un’avventura strana e l’altra; nel terzo, Medici, Moretti racconta la sua esperienza assurda tra medici e guru della medicina orientale, dopo aver scoperto di avere un linfoma di Hodgkin, causa del suo continuo prurito agli arti.

Curiosità:

  • Nell’episodio In Vespa compaiono come cameo l’attrice americana Jennifer Beals e il regista Alexandre Rockwell, al tempo sposati, mentre passeggiano lungo le mura di Porta Metronia; 
  • Sempre nello stesso episodio e sempre come cameo, appare il regista Carlo Mazzacurati, che in questo caso riveste il ruolo di un critico cinematografico afflitto dai sensi di colpa per aver “lodato” dei film, tra i quali Cuore selvaggio e Henry, pioggia di sangue;
  • In un articolo de Il manifesto del 13 novembre 1993, il critico R. Silvestri afferma: “Nanni Moretti finora urlava e duellava, con più successo di Don Chisciotte, contro tutto ciò che non gli piaceva, dal birignao di ‘Servire il popolo’ dei primi filmini all’aborto come riflesso condizionato di ‘La messa è finita’, a tutta la fenomenologia della stupidità italiana […].

Riconoscimenti:

  • 1994: Miglior film e migliore colonna sonora – David di Donatello a Nanni Moretti, Angelo Barbagallo e a Nicola Piovani
  • 1994: Regista del miglior film – Nastro d’argento a Nanni Moretti
  • 1994: Miglior regia – Premio al Festival di Cannes a Nanni Moretti
  • 1994: Miglior film – Globo d’oro a Nanni Moretti e Angelo Barbagallo
  • 1994: Miglior film, miglior regista, migliore sceneggiatura, miglior sonoro e migliore manifesto – Ciak d’oro a Nanni Moretti, Angelo Barbagallo e Franco Borni

SABATO 7 AGOSTO

PANE E CIOCCOLATA di Franco Brusati.

Trama:

Giovanni “Nino” Garofoli, ciociaro emigrato in Svizzera e che ha cercato per anni un’occupazione dignitosa, sembra aver trovato la sua stabilità economica lavorando come cameriere in un prestigioso ristorante.

Purtroppo, però, viene espulso poco dopo poiché la polizia è venuta in possesso di una foto che lo ritrae a orinare su un muretto. Diventa così un clandestino, prima ospite di Elena, rifugiata politica greca, e poi di un miliardario italiano che per reati fiscali è scappato in Svizzera. Quest’ultimo avrebbe dovuto trovargli un’occupazione, ma si toglie la vita lasciando Nino senza nulla.

L’uomo, ormai privato anche dei suoi risparmi oltre che del permesso di soggiorno, trova rifugio prima presso alcuni minatori, poi in un pollaio in cui vivono altri clandestini. Escogita un piano di “integrazione”, che però fallisce miseramente durante una partita della nazionale italiana di calcio.

Viene quindi accompagnato dalle autorità sul primo treno diretto per l’Italia, ma viene raggiunto appena in tempo da Elena, che gli consegna un rinnovo del permesso. In un primo momento Nino declina l’offerta, ma una volta giunto al Traforo di Lotschberg torna indietro.

Curiosità:

– Il protagonista del film doveva essere interpretato dall’attore Ugo Tognazzi, ma fu sostituito da Nino Manfredi, che apportò diverse modifiche alla pellicola;

– L’arancia tagliata nel ristorante che si apre come i petali di un fiore è un piccolo effetto speciale di Carlo Rambaldi, artista ed effettista che ha lavorato a diverse produzioni cinematografiche;

– La pellicola è stata girata interamente in Svizzera, in particolare nella città di Berna. La scena finale è ambientata presso la località di Kandersteg, mentre il luogo di lavoro di Nino si trova a Lucerna; la scena nel parco è stata girata a Thun.

Riconoscimenti:

  • 1974: Miglior film – David di Donatello
  • 1974: Miglior attore protagonista – David di Donatello a Nino Manfredi
  • 1974: David Europeo a Franco Brusati
  • 1974: Festival internazionale del cinema di Berlino – Premio OCIC, Orso d’argento e Nomination per l’Orso d’oro a Franco Brusati
  • 1974: Miglior attore – Grolla d’oro a Nino Manfredi
  • 1975: Miglior soggetto – Nastro d’argento a Franco Brusati
  • 1978: Miglior film straniero – Nomination Premio César a Franco Brusati
  • 1978: Miglior film straniero – Kansas City Film Critics Circle Awards
  • 1978: New York Film Critics Circle Awards – Miglior film in lingua straniera (Italia) e 2° Posto per la Migliore sceneggiatura a Franco Brusati